La famiglia Anasipoli

La casa di Barcola: in piedi Emma e suo padre Pietro, Marcello con la sua prima moto, due camerieri seduti (1910?).

La famiglia Anasipoli, nella seconda metà dell’700 si era trasferita a Trieste da Bergamo. Pietro era il nipote del primo Anasipoli arrivato a Trieste. Di mestiere faceva il “kutscher” (conduttore) di tram a cavalli. Un giorno, intorno al 1893, venne licenziato in seguito ad un litigio con un superiore. Decise quindi di aprire un “fritolin” (friggitoria) a Barcola, più o meno nella zona dove oggi c’è l’ufficio postale e la farmacia. Friggeva il pesce fresco che i pescatori portavano al piccolo porticciolo barcolano e gli affari dovevano andare benino, visto che prima della fine del secolo riuscì a farsi costruire una nuova casa in via Bonafata, al numero 4. Pietro era sposato con Anna Kravanja (Plezzo, 20.03.1853 – Barcola, 1905) che gli aveva dato 4 figli: Virgilio (Trieste 31.12.1883 – 8.8.1951), Eugenio (Trieste 1884-1904), Emma (1885-1914) e Marcello (Trieste 13.11.1888 – Doberdò 26.10.1917). La costruzione della casa di via Bonafata subì un arresto perchè vennero alla luce i resti di un’enorme villa romana che, si scoprì in seguito, si estendeva dal cimitero di Barcola fino all’attuale Hotel Maria Theresia. Una volta completata la casa Pietro avviò la trattoria al piano terra, mentre al piano superiore c’era l’abitazione. La trattoria si chiamava “Andemo de Piero” e venivano serviti cibi caldi e freddi. Le cose continuavano ad andare bene: nei giorni di punta c’erano perfino dei camerieri che servivano i pasti in due sale, una riservata ai clienti importanti ed una per quelli comuni (all’epoca si usava così).
Purtroppo nel 1904 la famiglia fu colpita da una prima terribile disgrazia: il secondogenito Eugenio, mori’ in seguito ad un caduta dal Monte del Diavolo, alle spalle di Bretto, mentre si stava arrampicando. Non aveva ancora 20 anni. Nella caduta aveva riportato gravi ferite e la perforazione dei polmoni. Già l’anno seguente una seconda disgrazia: la perdita della moglie Anna. Virgilio, che all’epoca aveva 21 anni, per la disperazione causata dall’improvvisa scomparsa della madre alla quale era molto legato, tentò di impiccarsi nel bagno.
Ma il lavoro alla trattoria aumentava e Pietro, dopo un paio d’anni, decise di risposarsi con Merj che proveniva da Kranj, in Slovenia. Merj non era abile in cucina come lo era stata Anna ed il menu della trattoria ne risentiva. Merj oltretutto era malata di sifilide e doveva curarsi spesso. Merj non era amata dai figli di Pietro. Invitava spesso molti parenti dal suo luogo di origine che ospitava nella casa di Barcola. Tra questi aveva anche individuato una giovane da dare in sposa a Virgilio che però non ne volle sapere.
Nel 1914 un nuovo gravissimo lutto colpisce la famiglia: a soli 28 anni muore di diabete Emma.
Nello stesso anno arrivò da Vienna (Langenzersdorf) Barbara Franke detta Betty (Vienna 6.8.1893, figlia di Antonio Franke e Giovanna Holzbauer), di vent’anni, per fare la cuoca in una casa di via Bonafata, più o meno di fronte a quella degli Anasipoli. In Austria aveva seguito un corso di pasticceria ed era piuttosto brava. Era carina e Marcello non se la fece sfuggire. L’anno successivo era già incinta di Anny che nacque l’ 11 ottobre 1914. Nel 1915, il 24 gennaio, si sposarono a Pola, dove Marcello prestava servizio militare nella marina austroungarica. L’anno dopo Marcello fu trasferito a Vienna (Florisdorf) presso un’industria di locomotive la cui produzione era stata convertita ai fini bellici. A Vienna, quello stesso anno, nacque Marcella detta Cetty (2.04.1916).
Purtroppo eravamo in piena guerra mondiale e Marcello, che era stato assegnato all’aviazione della marina, morì il 26 ottobre 1917 nei pressi del lago di Doberdò, dove venne abbattuto mentre infuriava la battaglia di Caporetto.
Alla fine dello stesso anno morì anche Pietro. L’attività della trattoria venne chiusa, visto che nella casa di Barcola era rimasta soltanto Betty con le due figlie piccole e con Merj.
Betty si manteneva con la pensione di guerra che l’Italia le aveva assegnato al 50%, in quanto vedova di un militare austroungarico.
Virgilio tornò dalla prigionia a guerra finita, ma era molto depresso in seguito alle vicissitudini trascorse ed ai lutti che lo avevano colpito.
Dopo circa un anno provvede a liquidare a Merj la sua parte di eredità con questo liberandosi della sua presenza. Nello stesso periodo riprende a lavorare come giudice presso il tribunale di Trieste dove già intorno al 1910, subito dopo la laurea in giurisprudenza, aveva iniziato a collaborare come uditore.
A Betty era sempre piaciuto Virgilio e lui, alla fine, corrispose alle sue attenzioni. Nel 1922 si sposarono: Betty era già incinta di mia madre Laura che nacque il 1 ottobre di quell’anno.
Nel 1931, il 13 luglio, nacque Umberto, unico figlio maschio che purtroppo era affetto da sindrome di Down. Morì all’ospedale psichiatrico di San Giovanni a Trieste, il 24 aprile 1966.
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